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CSRD 2026: cosa cambia per le aziende italiane nella reportistica di sostenibilità

Redazione Agile Informa · 15 Aprile 2026 · 3 min di lettura

La Corporate Sustainability Reporting Directive entra nel vivo nel 2026. Obbligo esteso alle PMI quotate, doppia materialità e assurance obbligatoria ridisegnano il perimetro della reportistica non finanziaria per le aziende italiane.

Dopo il primo wave del 2024 dedicato alle grandi imprese di interesse pubblico, il 2026 segna l'ingresso a regime di un secondo blocco di soggetti obbligati: tutte le grandi imprese che superano due dei tre criteri dimensionali (250 dipendenti, 50 milioni di fatturato, 25 milioni di attivo) e le PMI quotate sui mercati regolamentati europei.

Cosa cambia rispetto alla NFRD

La CSRD non è una semplice estensione della Non-Financial Reporting Directive: introduce cambiamenti strutturali sul perimetro dei dati richiesti, sul livello di dettaglio e — soprattutto — sul livello di assurance.

Punto operativo. Il vero salto rispetto alla NFRD non è il numero di indicatori ma la tracciabilità del dato: ogni KPI deve essere ricostruibile dalla fonte primaria, con audit trail compatibile con la richiesta del revisore.

Le scadenze 2026 in pratica

Per gli esercizi che si aprono dal 1° gennaio 2026, la dichiarazione di sostenibilità deve essere inclusa nella relazione sulla gestione e pubblicata entro i termini ordinari del bilancio. Per le società con esercizio coincidente con l'anno solare, questo significa pubblicazione entro aprile 2027.

Tabella di marcia consigliata

  1. Q2 2026 — Gap analysis sui 12 ESRS, identificazione dei data owner.
  2. Q3 2026 — Esercizio di doppia materialità con stakeholder engagement strutturato.
  3. Q4 2026 — Implementazione data collection, definizione policy e controlli.
  4. Q1 2027 — Drafting della dichiarazione, dry-run con il revisore.
"La CSRD trasforma la sostenibilità da esercizio narrativo a disciplina di data governance. Chi arriva al 2027 senza un sistema strutturato per raccogliere, certificare e versionare il dato ESG rischia un'opinione modificata sul primo anno di reporting." — Direzione QSA, gruppo industriale italiano

Il ruolo della tecnologia: dal foglio Excel al data layer ESG

Il principale collo di bottiglia non è la disponibilità del dato ma la sua aggregabilità. La maggior parte delle aziende dispone delle informazioni — consumi, ore lavorate, infortuni, emissioni — ma sparse in sistemi eterogenei (gestionali, ERP, sistemi HR, MES, sensori IoT).

Una piattaforma ESG efficace deve quindi:

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Cosa fare adesso

Il margine di errore sul primo anno di reporting è basso: i revisori applicheranno la stessa severità del bilancio finanziario, e le sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 125/2024 partono da 20.000 euro fino al 5% del fatturato per violazioni gravi.

Tre azioni immediate per chi non ha ancora cominciato:

  1. Mappare gli ESRS applicabili in funzione del settore e delle attività materiali.
  2. Costituire un gruppo di lavoro cross-funzione (CFO, sostenibilità, IT, audit interno).
  3. Avviare un assessment tecnologico: i sistemi attuali reggono la richiesta di tracciabilità?

La CSRD non è un adempimento opzionale: è il nuovo standard de facto della reportistica europea e — per le aziende che esportano o accedono a finanziamenti — diventa rapidamente un requisito di mercato. Anticipare il 2027 con un anno di rodaggio è la mossa più conservativa.

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